Gaetano Mura

obiettivo TRANSAT 6,50

2009: l'Atlantico in solitario
www.gaetanomura.com

Giornale di bordo

Giornale di bordo

giovedì 18 marzo 2010

Incontro tra due famiglie di mammiferi

Non so quante volte in mezzo all'oceano mi sono detto "speriamo che nessuna balena stia dormendo sulla mia rotta".
Oggi scruto il mare dalla mia veranda alla ricerca di uno sbuffo: una misteriosa corrente fredda proveniente dal mar ligure come da sempre in questo perido dell'anno ha portato nel golfo di Cala Gonone tonnellate di krill; il cibo preferito dalle balene!
Nel 97 durante una regata oceanica su un 60 piedi, nel bel mezzo dell'atlantico siamo finiti sul dorso di una balena alla quale abbiamo tagliato la rotta durante la notte.
Certe storie vien voglia di raccontarle anche se spesso gli interlocutori ti guardano un pò perplessi, ma il mare è così: ogni giorno ha una storia nuova che vale doppio se a bordo hai la fortuna di avere tutta la famiglia cane compreso più un caro amico, Pietro Dal Pra, il grande alpinista al quale devo le mie più belle e "terribili" esperienze verticali.
Sono contento di poterlo ricambiare con questa emozionante giornata e che sia lui a raccontarla.

Gaetano

...ed ecco il video...

PS: Il montaggio di questo video è un regalo di Giuseppe e Giovanna



Cala Gonone, mercoledì 17 marzo 2010. Una giornata molto speciale.

Dormo a Nuraghe Mannu e la mattina presto scendo a Gonone. Oggi, a riposo da scalata e bici, ho preventivato una giornata di lavoro fra telefono e mail.
Arrivo in porto e incappo in Gaetano e Carla che stanno partendo in gommone. È il periodo del krill, si può sperare in qualche avvistamento di balene, e Cala Luna ancora deserta è una buona meta. "Predè, vieni anche tu?". Ci mettono molto a convincermi, due o tre secondi, e il breve tragitto lungo la costa percorsa tante volte mi affila gli occhi di bellezza. Oggi mare piatto e sole chiaro.
Siamo agli sgoccioli della bassa stagione e non c'è nessuno in giro, né in acqua né in terra.
A Cala Luna siamo i soli in spiaggia e, consci del privilegio, ci godiamo sdraiati sulla sabbia uno dei primi giorni in cui la primavera prende vantaggio sull'inverno. Poche ore che predispongono l'anima per le successive. La mattina scivola via morbida ingannando il tempo dentro di noi, ed è già ora di tornare. Salutiamo con riconoscenza una delle spiagge più belle del mondo, risaliamo in gommone e a metà mare fra Luna e Gonone l'animo sussulta di stupore per il primo avvistamento. Ad un centinaio di metri il primo spruzzo e la prima uscita di una balena. Subito dopo un'altra, e poi un'altra ancora... Per me la giornata è già eccezionale!

Marta, figlia di Carla e Gaetano, esce da scuola fra mezz'ora. Sono entusiasta dell'idea dei genitori, un po' anomali rispetto allo standard italiano..: "Dai, andiamo a prendere i ragazzi e torniamo tutti in mare". Seguono minuti frenetici, a tutta velocità fino in porto, Gaetano ed io a fare il pieno al serbatoio del gommone, Carla a prendere un po' di carasau e formaggio e poi Marta, Alessio (l'altro figlio) e la nipote Alice. Le due bambine arrivano al molo ancora con la cartella in spalla. "Babbo...dobbiamo fare i compiti e poi abbiamo il tennis...". Ma Gaetano mette saggiamente fretta, "Aihò aihò! Che oggi i compiti si fanno in mare!!". Unendomi all'allegra famiglia sul gommone sorrido di tenerezza. Mi viene naturale pensare ai miei nipoti, che se gli va bene oggi pomeriggio saranno a giocare ai Giardini Margherita a Bologna...
Prendiamo il largo.
Fra Fuili e Luna, ad un miglio dalla costa, appaiono le prime due pinne dorsali e Gaetano dirige il gommone su di loro. Avverto un certo timore riverenziale, e mi consola che non sono l'unico. Sapere che sotto la superficie blu nuotano bestioni di una ventina di metri fa un certo che. Ogni tanto uno spruzzo, ancora lontano, attira la nostra attenzione. Si alternano momenti in cui navighiamo inseguendoli ad altri di silenzio ed attesa. In una delle pause realizziamo che siamo arrivati nel mezzo di una corrente di minuscoli gamberetti, il krill. Il cibo delle balene. L'acqua né è tanto satura che diventa torbida, la superficie increspata di minuscoli puntini. E qui comincia l'apoteosi.
Tutto ad un tratto, senza nessun preavviso, due balene emergono dalla superficie a neanche una ventina di metri da noi. Nooo!!! Sono enormi. Eccitazione pura. Ed è solo l'inizio! Un'altra alla nostra destra, poi una dall'altra parte. E poi ancora, ed ancora ed ancora. Sempre più vicine, sempre più belle.
In breve Gaetano sospetta e intuisce il modo migliore per riuscire ad avvicinarsi ancor di più. Non andar loro incontro, ma aspettarle e poi correre al loro fianco. E con questa tecnica lo spettacolo diventa mozzafiato. Dopo un po' più nessun timore, solo una gioia che sembra non smettere mai di crescere. Sempre di più. Ci sembra quasi che anche le balene si siano abituate al gommone. Forse è solo la nostra illusione di uomini orgogliosi. Forse aumenta solo la concentrazione del krill. Fatto sta che ad un certo punto galleggiamo nel mezzo di un gruppo di cinque o sei, che non sembrano preoccuparsi per nulla della nostra presenza. Ma una cosa è certa, sanno perfettamente dove siamo. Ed arrivano a sfiorarci senza toccarci. Ne ammiriamo la bellezza più che mai quando alcune cominciano a fare quello che battezziamo "il numero". Escono lentamente dalla superficie increspata di krill, si coricano su un fianco e spalancano l'enorme bocca, a filtrare acqua per incatenare milioni di minuscoli gamberetti. Ci fanno così vedere la loro parte inferiore, se possibile ancora più bella della superiore. Lunghe linee scure si alternano ad altre di un chiarore lucente. Una fisarmonica di indescrivibile maestosità. A momenti agilissime e veloci, in altri comunicano una pacifica lentezza. Impressionano per la mole, ma ancor più stupiscono per l'eleganza... Un paio di volte il nostro approccio riesce particolarmente bene e per un po' navighiamo paralleli. La coda, ondeggiando fino a poco sotto la superficie, corre accanto a noi a non più di tre o quattro metri. Per me è l'immagine del giorno. Di una bellezza struggente. Quella che buca la crosta dell'anima e va direttamente al nocciolo...
Mi riporta alla prima volta, e a tutte le altre, in cui ho ammirato il volo dell'aquila. Anche qui, in un altro blu, due ali enormi che vanno senza sforzo. È curioso, gli animali più grandi e pesanti dei nostri mari e delle nostre montagne, dell'acqua e dell'aria, sono i due dalla leggerezza quasi soprannaturale. Quelli per cui la gravità non sembra esistere. I principi di Newton ed Archimede si tendono contro, per non essere più scienza, in un non so dove di solenne indefinibilità. Restiamo tutti estasiati.
Alice e Marta, alle soglie di entrata, e Alessio a quelle di uscita dell'adolescenza, Carla, nuotatrice dagli occhi d' acqua da una vita, Gaetano, che pochi mesi fa attraversando da solo l'Atlantico su un guscio di vertroresina spinto da aria ne ha visti di animali grandi, io, oggi in prestito dal verticale solido all'orizzontale liquido, entrambi magici moltiplicatori di distanze. Oggi tutti di nuovo bambini, con il denominatore comune dello stupore e della gioia incontenibili. Passa il tempo e quella gioia da frizzante sulla pelle penetra dentro, a colare su tutto te stesso. Passa il tempo e tutto non sembra più neppure eccezionale , ma non cessa di diventare più intenso ed intimo.
Ancora una, vediamo l'ultima. No, era la penultima, la prossima è la ultimissima... Non riusciamo a smettere. Fino a che è il serbatoio dell'avido due tempi a decidere per noi. Bisogna proprio rientrare. Per nulla naturale questo distacco. Salutiamo le balene e mettiamo prua verso Gonone.
Ma il giorno non è finito... Davanti a Fuili, mezzo miglio al largo della nostra rotta, Alessio intravede qualcosa di strano. Pinne che non sono come quelle appena ammirate e neanche di delfini. Squali! Il gommone cambia direzione per l'ennesima volta. Siamo a rischio di restare a secco, ma verso un'occasione che non possiamo perdere. Sappiamo già che si tratta di squali elefante, mangiatori di plancton assolutamente innocui. Ma le pinne si muovono proprio come quelle dello squalo del film... e qualcuno comincia a cantilenare la musichetta... Ci avviciniamo e loro non se ne vanno. Non so se gioirne o no... E anche ora la visione è super. Un paio di squali enormi, di circa una decina di metri, ondeggiano a filo d'acqua senza spostarsi. Fino a che siamo sopra ad uno dei due. Arriviamo a toccarne le pinne e la grande coda verticale. Sembra totalmente disinteressato a noi, non ci teme per nulla, intento com'è a filtrare plancton. Così abbiamo tutto il tempo di osservarne mole, forma e comportamento.
Niente a che vedere con le balene. Non ci comunica né la stessa grazia né la stessa intelligenza. Anzi, la nostra impressione da ignoranti è che sia un po' maldestro e anche un po' tonto...

Gaetano deve fare particolare attenzione per non rischiare di fargli del male con l'elica del motore. Quando si scoccia di noi e decide di inabissarsi da una forte scodata e colpisce il gommone facendoci traballare. Riappare a pochi metri e ci riaccostiamo. Ancora né percepiamo la mansuetudine e il disinteresse a noi, tanto da farcelo sentire potenzialmente fragile ed indifeso.
A dispetto della sua forma, fa quasi tenerezza...

Ancora arriviamo a toccarlo ed ancora inabissandosi ci colpisce. Non vediamo più lui ne altri esemplari. Spegniamo il gommone e tutto tace di un denso silenzio. I raggi del sole sono diventati più radenti. A tratti qualche spruzzo nebulizzato ormai distante buca la superficie e si colora di luce dorata. Si, è proprio ora di rientrare. Quando metto piede sul cemento del molo avverto per la prima volta, sottile, una sorta di disadattamento alla terra ferma.

La famiglia Mura deve andare a Nuoro. Ci sono ancora un paio di ore di luce e l'eccitazione che ho dentro non mi lascia stare fermo. Così mi preparo per la bici e comincio a pedalare in su da Gonone. Sono ubriaco di bellezza e spingo a tutta forza sui pedali. Mi ricordo di quando ero in Patagonia e si parlava dell'avvistamento delle balene ad Ushuaia. Sentivo in quell'immagine tutto il fascino di un altro mondo. Lo stesso fascino di tante pareti vissute. Il fascino della lontananza. Su uno dei pochi tratti pianeggianti sopra alla Codula di Fuili, con il cuore impazzito rallento per guardare il blu ormai basso sotto di me. Il sole va giù ad ovest e spinge l'ombra della Sardegna sul suo mare. Me lo guardo tutto sperando di catturarne un pò
Sulla linea in cui l'ombra ruba alla luce, l'ennesimo regalo di oggi. Ancora due spruzzi soffiati. La lontananza è anche qui.

Pietro Dal Pra



Guarda il video su VIMEO
http://vimeo.com/10547311


Guarda il video su YouTube
http://www.youtube.com/watch?v=_4fX5iR6tL8



Gaetano + Pietro Dal Pra

 

 

 
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